Riassunto delle puntate precedenti

C’è stata una cena, a due, in un ristorante francese. Qualche bicchiere di rosso in più, sentirsi belle, brille e innamorate, per tornare a casa ridendo abbracciati stretti e trovare il cucciolo sorridente.
C’è stato un week end di vacanza, la prima partenza, la prima notte in un lettino da viaggio lasciato quasi sempre vuoto perché è molto più bello il lettone dell’albergo.
C’è stato un matrimonio di parenti, con lacrime, emozioni e pensa a quanto son fortunata.
Ci sono stati cheesecake, brownies, cioccolate in tazza con le amiche che i bar della zona non sono comodi quanto casa tua.
C’è stato il dubbio di essere di nuovo incinta, sparito con l’esito dell’esame del sangue, con le beta negative.
Ci sono le prime giornate un po’ più calde.
C’è che sento arrivare la primavera.

Per sempre

Oggi è San Valentino.
Alla faccia del mio ultimo post, mi sono svegliata con la casa invasa da palloncini rossi a forma di cuore e sul tavolo la colazione apparecchiata con due brioches e tutto il necessario.
Ho letto i vostri commenti, ma non ho risposto. Non sapevo che dire.
Non ho avuto tempo in più. Niente energie nuove. Niente miracoli. Semplicemente mi sono ricordata che nulla è scontato, che scaldare i piedi contro il suo corpo è una sensazione meravigliosa, che baciarlo sulla nuca mentre dorme è una segreta fortuna.
Non ho potuto inventare nuovi riti. Nè recuperare quelli vecchi.
Ma ho ricordato a noi chi siamo.
Due persone che si amano. Tanto da aver voluto creare una vita nuova insieme.
E insieme si supera tutto.
Perché solo con te so cosa vuol dire per sempre.

Il gioco delle coppie

Io amo molto mio marito.
Tantissimo.
Ma ultimamente la vita di coppia ha ricevuto un enorme scossone.
Essere noi come lo conoscevamo non esiste più, dobbiamo costruire un nuovo modo di essere noi, ma sembra non ci rimanga mai abbastanza tempo.
Non c’è tempo per creare nuovi riti o nuovi gesti d’affetto, non c’è tempo per scoprirci di nuovo, non c’è tempo per ritagliarci del tempo.
Il bambino, il lavoro, la stanchezza, il sonno, e il tempo svanisce.
Restano briciole di istanti per brontolare o lamentarsi e pochi per ridere insieme.
Mi manchi amore mio e so che una gran parte della colpa è mia. Non so come gestire tutto, ci sto provando, ma dopo nove anni insieme devo imparare un nuovo modo di stare con te.
Tienimi stretta la mano.
Siamo una famiglia e siamo ancora noi, anzi, siamo ancora più noi.
Stringimi.

Giovedì sera in tv

Un anno fa MasterChef aveva creato un piccolo mostro. Sfornavo ricette complicatissime, cene che volevano competere con le varie mistery box presentate.
Quest’anno hamburger e verdure e zitti che è giovedì e vediamo che si inventano oggi.
Il livello rispetto all’anno scorso si è alzato tanto da rendere quasi impraticabile il paragone. E con il poco tempo che ho e il peso che, giusto per aggiornarvi, non cala manco se faccio la fame, col cavolo che mi metto a preparare chissà cosa.
I miei concorrenti preferiti? Il lavapiatti, anche se, tesoro, provare a fare qualcosa che non sia pesce con dadini di frutta non sarebbe male, e l’avvocato, io sto sempre con gli antipatici rompiballe, sono il sale della vita (altrui). L’artista, tanto bravo, è un cliché scontato. Peccato.
Avevo provato a partecipare al programma, lo ammetto con vergogna. E mi vergogno perché mi ero presentata con un piatto che quando mi hanno chiesto a cosa mi fossi ispirata ho risposto a Manzoni e la sua opera ‘merda d’artista’. Attorno a me c’era gente preparatissima, superfiga, con creazioni da chef, mica come la mia lepre in salmì con cioccolato e rotolo di gnocco. Un mappazzone. Io ero da Parodi al massimo. Ero la più pippa.
Ma la soddisfazione di vedere i giudici lanciare il piatto di qualcuno sdraiata comoda in poltrona mentre allatto non ha prezzo. Il piccolo non ha mai avuto da ridire su quello che gli preparo, anzi, ne è ghiottissimo. Tiè Cracco. Vediamo se sai fare il latte tu…

Il mare d’inverno

Da qualche settimana ho iniziato ad andare con il piccolo in una grotta di sale.
Prima di Natale il raffreddore non ci dava pace, nonostante i lavaggi e gli aerosol, così abbiamo provato anche questa.
Il centro un cui andiamo é vicino, raggiungibile a piedi con il marsupio, e molto bello. Sono entrata titubante la prima volta, anche se dopo pochi minuti ero già pazza di gioia.
Una sala dal pavimento che è una neve di sale in cui affondare i piedi, pareti ricoperte da cristalli di sale rosa, fontane con giochi di luci e loro, le star della stanza, delle enormi poltrone massaggianti di pelle bianca.
Il piccolo in braccio respira lo iodio di tre giorni al mare con una seduta da 45 minuti, io recupero quel relax che difficilmente potrei avere in qualsiasi altro modo.
Una coccola per due.
In attesa dei primi caldi, è come avere una spiaggia personale.
Però domani, a mangiare vicino al bagnasciuga, ci proviamo ad andare. Non vedo l’ora di vedere la faccia che farà di fronte alle prime onde della sua vita.

Quella che inizió la dieta

Lo so, una mamma che allatta non può mettersi a dieta.
Non può per le 500 calorie in più di cui ha bisogno, non può per il timore di perdere il latte, non può perché viene guardata malissimo da tutti se viene scoperta – forse è illegale e non me l’hanno detto.
Fatto sta che qui io mangio una due torte la settimana, dolci a profusione e chi più ne ha più ne metta.
Io ho bisogno di una dieta, per contenermi oltre che per i chili in più. Vieto a chiunque di suggerire di fare allenamento fisico (a meno che non sia accompagnato da un’offerta per una puericultrice che venga a stare con il piccolo mentre faccio ginnastica), o di non preoccuparmi e lasciar fare al tempo (di questo passo, il tempo consumerà il grasso solo nella tomba).
Tolgo la pasta, me la concedo al massimo una volta la settimana, aggiungo verdura, frutta, carne e pesce e fette biscottate integrali. Tengo qualche cioccolatino o un muffin piccolo a colazione… sono pur sempre una mamma che allatta,no?
Voglio vedere che succede. Quasi partecipo idealmente a fighedomani… Facciamo dopodomani nel mio caso, ma è pur sempre un inizio. Qui ulteriori delucidazioni.
Per tenere accesa la speranza penso a Miranda Kerr e Alessandra Ambrosio e i loro corpi post parto. Si accende la speranza e muore l’autostima, non so se sia stata una brillante idea…

Solo io e te

Abbiamo passato dei giorni da soli io e te.
Io ero terrorizzata.
Temevo di essere troppo stanca e non sapere come fare senza nemmeno poterti lasciare in braccio a un altro per un attimo la notte, avevo paura dei ladri, dei vicini, dei meteoriti fra un po’. Al papà ho chiesto di chiudere il gas in cucina prima di partire, pensa che ridicola.
Poi i giorni sono arrivati e non ho avuto paura di niente.
Il merito è tuo. Abbiamo chiacchierato, riso e sorriso, ci siamo fatti tantissime coccole, ho visto film ballando con te tra le braccia, abbiamo dormito più vicini.
Sei stato incredibile.
Mi sembra di aver trascorso una vacanza con un uomo di cui sono follemente innamorata.
…Mi correggo.
Ho trascorso una vacanza con il piccolo uomo di cui sono follemente innamorata.
Grazie di esserti preso cura di me con il tuo amore. Io cerco di fare lo stesso.

In agenda

Propositi anno nuovo: non perdermi neanche un attimo del mio piccolo. Tatuarmi nella memoria ogni istante, tutte le prime volte, le cose imparate da lui.
Dare al cucciolo un ambiente sereno in cui crescere. Un ambiente fatto di sorrisi, buonumore, ottimismo e sicurezze. Buttare via le ansie, o almeno riporle nel cassetto più nascosto.
Innamorarmi di me. Dedicarsi tempo, spazio, cura. Conoscere la nuova persona che sto diventando, ascoltandomi e perdonandomi. Si sa che quest’anno sarà facile mettere altri davanti a me, che stiano davanti, ma che io non mi scordi di me.
Curare il mio aspetto. Perdere Almeno 10 dei kg che ho messo su dalla gravidanza. Direi di più ma voglio mantenerli questi propositi.
Cucinare solo per mio piacere e con calma. E per il resto cucinare cose semplici e non impazzire.
Scrivere qui. Per non rinchiudermi da sola in una routine meravigliosa ma straniante.
E trovare il modo di indossare le mie amate borse insieme al marsupio.

Il regalo più grande

Un altro ospedale. Altri giorni di infermiere, medici,stanze sconosciute in cui dormire, pasti imbustati serviti su vassoi sbeccati e flebo per il cucciolo.

Lui è figlio di un marsupiale, ma poi è forte come un lenocino e come tale supera tutto.  Adesso siamo di nuovo a casa, vicino all’albero sotto cui sono spuntati i primi pacchetti, accoccolati sul divano. Conto i suoi respiri, con le dita accarezzo il suo nasino e me lo tengo stretto al seno, magia dell’allattamento.

Penso che sono dannatamente fortunata, che non ha avuto  niente di che, mentre ho visto per l’ennesima volta bambini che stavano davvero male.

Penso che la vita è un dono, un dono sia per chi la vive sia per quelli che gli stanno accanto.

Penso che questo dono, in qualche modo, in quest’istante e in questo appartamento è esattamente dove dovrebbe essere: sotto l’albero insieme agli altri regali, ed è il regalo più grande.

Piccolino, veglio su di te. Fai bei sogni e abbi grandi desideri…se ci credi, spesso si avverano.